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recensione di Renzo Brollo
La vita è una scena imperfetta, senza ricetta, più gretta che graziosa. Allora, perché mentire? La domanda non è "chi sei”, ma “chi ti credi di essere”, quindi tanto meglio se si vive slogati come se un brutto incidente avesse messo fuori uso i buoni propositi. Che vivere secondo le regole non è obbligatorio, come credere a Babbo Natale. E ancora, una città con pochi o troppi riferimenti, che poi è la stessa cosa perché ti ci perdi comunque e non è poi detto che sia un male. Ecco il quadro che incornicia la storia, ecco qui le domande che si pongono e le risposte, se si danno, sono sempre bislacche o parziali. Un giro di vita elaborato attraverso una lente dark, mentre tutto scorre a lato e normalmente (se sei partenopeo), sicché Ennio interagisce con il mondo civile e incivile sempre di sguincio. Fresco obiettore di coscienza, incoscientemente diventato obiettore senza alcun principio etico da mantenere, Ennio gioca sempre duro e sporco, perenne antagonista che non accetta incarichi se non da e per sé stesso. Giovane adulto svogliato, figlio di una borghesia comune, inappagato e inappagabile, che si incontra e scontra con una realtà ancora più svogliata dentro un centro di giustizia minorile, dove dovrà convivere in cella con un boss ragazzino. Ennio piange un amore posseduto, poi maldestramente perso. Ennio che lo ricerca ovunque, non trova che copie su ordinazione, puttane dal sorriso facile e pronte all’uso, ma pur sempre puttane. Ennio che spinge al massimo il corpo, Ennio che con una pistola si fa giustizia da sé, Ennio che non si nega nulla, nemmeno cocaina & cioccolato, in un periodo di vita deformato da un mondo deforme che richiama le regole solo per mostrarle e poi trasgredirle, in una città satellite, che ruota attorno alle sue costruzioni, quasi sempre buie, con un bisogno di amore inascoltato, perché troppo chiasso e troppe grida valgono come il silenzio assordante. Un romanzo breve dal sapore noir, di carne grondante sangue, con contorno di città pulsante e di personaggi complessi e repressi, che spuntano e tramontano, illuminando e poi scurendo le pagine. Nel mio immaginario ho intravisto echi di J.P. Manchette, solo con meno violenza, ma ricordandomi la freddezza dei suoi personaggi, che non ridono, non piangono, non gridano nemmeno se pestati a sangue, solo agiscono con cruda efficacia.
Antonio Menna, nato a Potenza nel 1968, vive in provincia di Napoli. Collaboratore del quotidiano Il Mattino, ha scritto anche per alcune testate nazionali. Si occupa inoltre di comunicazione e di progettazione sociale con l’ente no profit RiMEDIA. Cocaina&Cioccolato è il suo primo romanzo.
Cocaina&Cioccolato Antonio Menna Cicorivolta Edizioni pp. 135 – euro 11,00
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