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recensione di Renzo Brollo
I racconti sono strane bestie, perché lampi che appaiono e scompaiono, squarci di luce che risplendono e poi rimane il buio e il ricordo di loro. I racconti al femminile sono qualcosa di più, impossibili da decifrare completamente, non si sciolgono del tutto come zucchero dentro ad un bicchiere con troppa poca acqua. Una raccolta di racconti tutti al femminile è un pianeta alieno, un clima strano vi si respira dentro. Se poi, come in questo caso, la qualità è sempre medio-alta, l’impressione e l’impatto sono davvero forti. Nato da un’idea di Gianluca Morozzi e Grazia Versani, questo libro raccoglie i racconti di sedici giovani donne, dai venti ai quarant’anni. Tutte portano il loro contributo, in tutte si respira un’aria di sfida nei confronti dell’uomo. Ah, come siamo meschini! Descritti in modo secco e spietato, in pochi si salvano veramente e solo un padre o il suo ricordo nel tempo si salva. Un caleidoscopio femmina, abbraccio del mondo in tutti i suoi aspetti politici e sociali. Il lavoro, la famiglia, l’amore, il sesso, la politica, le gerarchie, tutto viene passato al setaccio, ma non sdoganato per poi essere compreso. Anzi, il tutto diventa poi, per un maschietto, ancora più ingarbugliato. Un gomitolo che si attorciglia da sé e se prima ne distinguevi il filo e la sua testa, ora non sai più da che parte prenderlo. “…gli uomini non sono empatici, Daniela, neanche i più teneri. E io sono sempre più triste.” Così ci racconta una delle protagoniste. E’ una frase bomba, un passaggio sopra un ponte nel quale le assi si spezzano e cadiamo nel baratro che ci sta sotto. Non è possibile accondiscendere completamente a questo teorema, perché l’empatia, secondo chi scrive, non esiste. E di sicuro se ci fosse, sarebbe reciproca, assessuata. Non funzionerebbe in una sola direzione, condizionando le vite di un solo mondo. Dichiararsi capaci di comprendere l’altro fino in fondo è dire il falso. Questa magia può davvero accedere certo, ma come un cerino è destinata a bruciare in fretta e, prima o poi, a spegnersi. Così come l’artista che si unisce al suo pubblico e il pubblico diventa arte stessa, ma fino alla fine dello spettacolo, fino alla prossima apertura dei cancelli. Fino a mezzanotte…ricordate, la favola di Cenerentola? Un comune denominatore dei racconti è la precarietà, soprattutto occupazionale. Sembrerebbe che non ci sia gusto nel raccontare di una manager con problemi, delle sue possibili avventure o emozioni. Le donne, per lo stessa ammissione, si pongono al principio del cammino, per poterlo fare tutto e, giustamente, affermare questo fatto. Orgogliose, più forti del previsto, più fisiche e più profonde di quanto una tinta o dei colpi di sole facciano supporre. Amiamole queste donne, appoggiamole, incitiamole, che sono capaci di grandi cose. Le donne che sanno veramente scrivere producono grandi cose, emozionano, fanno arrabbiare, pensare, a volte piangere. Consiglio vivamente questo libro, leggendo prima di ogni racconto la breve biografia delle autrici che sta a fine libro. Un modo per entrare dentro la storia prima ancora di aver aperto la porta. I migliori, secondo l’autore, “Un posto al sud”, “Inferno acustico”, “Un libro ti salva la vita”, “Bruno”
Quote rosa Autrici: Elena Battista, Susanna Bissoli, Francesca Bonafini, Stefania Bondini, Patrizia Caffiero, Barbara Delfino, Mascia Di Marco, Elisa Finocchiaro, Elisa Genghini, Deborah Rim Moiso, Viola Rispoli, Elisa Ruotolo, Daniela Russo, Federica Senigagliesi, Nadia Terranova, Grazia Versani. Editore: Fernandel Euro: 13,00 – pp 187
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