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una fiaba di Alessio Saltarin
C’era una volta, quando ancora nel cielo non c’era la Luna, un piccolo paese di pescatori che si affacciava su un lago blu cobalto. Le acque di quel lago erano sempre tranquille, e moltissimi pesci dai tanti colori vi vivevano.
Lì vicino c’era la residenza estiva del Re e della Regina, che spesso la sera si trovavano a passeggiare sul lungolago del piccolo paese. Bisogna sapere che il Re e la Regina erano molto tristi, perché non potevano avere figli. Una sera durante la loro consueta passeggiata, mentre guardavano l’acqua, la Regina disse al Re: - Guarda un po’: quell’arborella ha tanti figlioli che la seguono, e io che sono Regina non ne ho nemmeno uno! –
Passò un mese e la Regina rimase incinta. Però non partorì un bambino, ma una piccola arborella. Le disse: - Ti chiamerò Arborea – e la mise nella fontana del giardino reale. Quattro volte al giorno passava di lì e versava il suo latte nella fontana.
Un bel giorno arrivò in visita un loro conoscente, che era Principe di un paese dall’altra parte del lago, e vedendo la piccola arborella nella fontana reale chiese alla Regina: - Come mai avete un pesce nella fontana? – e la Regina rispose: - Principe, quella è mia figlia, la principessa Arborea, e io la nutro col mio latte quattro volte al giorno –
La sera, mentre stava per fare ritorno, il Principe si soffermò a lungo a guardare la piccola Arborea e rimase affascinato. Così, senza pensarci due volte, prese una bacinella di vetro, vi fece entrare l’arborella e la rapì. Quando tornò al suo paese, si fece costruire un grande piscina nel Palazzo Reale, profonda oltre duecento metri, e ve la mise.
Passarono molti anni, e una sera, durante la nuotata che il Principe faceva quotidianamente nella piscina, apparve una giovane bellissima, e si trovarono a nuotare insieme. - Da dove venite? – chiese lui. - Dall’arborella – fu la risposta. E finita la nuotata, scomparve nelle profondità della profondissima piscina e il Principe non la vide più. Da allora ogni giorno il Principe si affrettava a terminare gli affari di Stato per andare nella sua piscina a nuotare. Ogni volta appariva Arborea, e nuotavano a lungo insieme, e discorrevano tenendosi per mano. Stavano così bene insieme che le ore passavano e loro non se ne accorgevano. - Non voglio che trascuri i tuoi importanti affari di Stato per me - protestò un giorno Arborea. - Non esiste nulla più importante di te nella mia vita - rispose il Principe. - Solo quando sto con te sto davvero bene, e ogni giorno non vedo l’ora di venire qui, per stare insieme a te. - Un’altra volta, mentre nuotavano insieme, il Principe le chiese: - Come fai ogni volta a sapere quando sono arrivato? - E Arborea rispose: - Io sono sensibile ai movimenti dell’acqua. Quando ti tuffi, se anche sono nelle profondità, capisco che sei arrivato, allora vengo in superficie - Qualche giorno più tardi scoppiò una grave crisi, e il Principe dovette assentarsi. Prima di partire, andò di corsa da Arborea e le disse: - Arborea, nasconditi nelle profondità della piscina e non uscire per nessun motivo. Quando tornerò, mi tufferò in piscina, così tu saprai che sono tornato. Allora, potrai tornare in superficie -
Bisogna però sapere che il Principe aveva un fratello malvagio e curioso, che da molto tempo si domandava cosa faceva per tante ore suo fratello in piscina. Così una notte entrò nell’edificio dove stava la piscina e si mise a scrutarla. - Qualcosa non mi torna - pensò. - Qualsiasi cosa si nasconda nelle profondità, io la farò venire a galla - E così dicendo andò in fretta e furia a chiamare il Pescatore Reale e gli disse di procurargli immediatamente uno squalo vivo.
Il giorno dopo all’alba lo squalo venne catturato, messo in una enorme polla d’acqua e portato alla piscina. Una volta lì, fu liberato e fatto tuffare nelle profondità della piscina dove viveva Arborea. La giovane avvertì un cambiamento nel flusso dell’acqua e pensò che il Principe fosse tornato. Con una grande gioia nel cuore, corse verso la superficie. Lo squalo era affamato e in men che non si dica si avventò su Arborea e poco dopo del sangue cominciò ad affiorare. Il corpo della giovane apparve in superficie.
- Guarda, guarda, che sorpresa! - esclamò il fratello malvagio fregandosi le mani. Ma fu preso da un po’ di rimorso perché vedeva che la giovane stava per essere sbranata. Chiamò allora il Pescatore Reale, fece uccidere lo squalo e recuperò Arborea, ormai in fin di vita, e la fece trasportare dalla servitù nelle galere sotto il castello.
Dopo una settimana il Principe tornò a corte. Era molto stanco, ma non vedeva l’ora di incontrare la sua Arborea. L’aveva sognata per tutto il tempo. Aveva fantasticato su di lei. Le dirò, pensò, che voglio stare con lei per sempre. Allora raggiunse la piscina, si spogliò e si tuffò fragorosamente nell’acqua. “Così” pensò “Arborea correrà in superficie e nuoteremo insieme”. Ma nulla accadde. Passò un minuto, passarono cinque minuti, passò mezz’ora, ma della bellissima fanciulla nemmeno l’ombra. Il Principe non sapeva cosa pensare. Provò anche ad immergersi, ma non riuscì, perché al massimo poteva scendere di cinque metri, e la grande piscina era profonda duecento metri. “Magari non mi sente” pensò, e si mise a scuotere l’acqua e a battere i piedi. Ma niente cambiò le cose: sembrava davvero che fosse solo. Arborea era scomparsa.
Alla fine il Principe, al colmo della tristezza, uscì dalla piscina e fece per asciugarsi. Proprio allora comparve il malvagio fratello: - Bene, bene, bene! Cos’è successo, la tua fidanzata ti ha lasciato! Ah ah ah! - e scoppiò in una fragorosa risata. Il Principe molto scosso affrontò il fratello: - Come fai tu a sapere queste cose? Parla! Cos’è successo? - - Fratello, ma cosa vuoi dirmi? Eh? C’è qualcuno che vive nella piscina? E cos’è, un pesce forse? - e giù di nuovo a ridere. Il Principe affranto si ritirò nella sua stanza. E là sentì un grande vuoto dentro di sé.
Nel frattempo, nelle segrete del castello, gettata in una cella molto umida, Arborea stava per morire. Non aveva più forza, e si era nuovamente trasformata in un’arborella. La cella era molto umida, e la piccola arborella saltava in cerca di una pozza d’acqua. Passò allora di lì una vecchia serva, che si chiamava Lauretta. Era gobba, aveva i baffi, e il mento così lungo che le toccava il collo. Mentre scopava la cella si accorse che una piccola arborella saltava sul pavimento. - Uhm, buona! Adesso me la mangio! -
Si chinò ma poi fu presa da compassione, e la buttò nel secchio dell’acqua sporca. Finita la giornata vuotò l’acqua sporca nel pozzo e si dimenticò dell’arborella. Ora, bisogna sapere che il pozzo era collegato all’acqua del lago. Arborea, che era sì fragile, ma aveva un carattere molto forte, benché sfinita e a pezzi, si fece strada e dopo molte peripezie riuscì a gettarsi nel lago. Una volta lì, si sentì rinascere. Intanto il povero Principe innamorato era affranto. Arborea era semplicemente sparita e per quanto interrogasse il fratello malvagio non riceveva da lui alcuna risposta.
Infine una sera tornò dal Re e dalla Regina suoi conoscenti, e passeggiò sul lungolago. Laggiù su di uno scoglio giaceva Arborea, che si godeva l’aria della sera. Il Principe vide Arborea, Arborea vide il Principe e scoppiarono a piangere e si abbracciarono a lungo. - Adesso non ti lascio più, Arborea. Ti porto a Palazzo e ti sposo - La bellissima fanciulla sorrise, lo accarezzò e gli disse: - Non si può! Io voglio restare nel lago, con i pesci miei amici - - Ma io senza di te non posso vivere! - protestò il Principe - Facciamo così - disse allora Arborea - Ogni volta che vorrai ti tufferai nelle acque del lago, e allora staremo insieme - Poi aggiunse: - Io sarò nel lago, e qui ti aspetterò, per sempre - Si abbracciarono, e parlarono ancora a lungo, insieme, tenendosi per mano. - Arborea... - disse, infine il Principe - volevo dirti una cosa... - Lei si voltò e gli sorrise: - Che cosa? - Il Principe rimase per un attimo pensieroso: - Non mi ricordo più... - - Allora è una bugia! - disse Arborea, e così dicendo scomparve tra le onde leggere del lago blu cobalto.
FINE
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