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La paura del buio nella letteratura per l'infanzia
C’è una fase dello sviluppo dei bambini detta “fase magica”, va orientativamente dal quarto fino al nono anno di vita, ma anche successivamente sono ravvisabili fenomeni di questa fase. In questa periodo della loro esistenza, i bambini si percepiscono come un misto tra scienziati e maghi, tra ricercatori e artisti. Se da una parte conoscono lo svolgimento reale, il retroscena di molte cose, dall’altra ci sono, inevitabilmente, profonde lacune che riempiono con le proprie fantasie, con ragionamenti che loro stessi elaborano. I bambini utilizzano un linguaggio pieno di fantasia, favole e segreti che suscita stupore e meraviglia, un linguaggio che gli adulti comprendono troppo poco o non comprendono affatto o rifiutano. Il pensiero magico-fantastico non è qualcosa di folle e separato dal mondo, ma una forma d’intelligenza commisurata all’età che permette ai più piccoli di essere creativamente attivi e di comprendere il mondo che li circonda (1). Grazie alla fantasia, i bambini animano le cose e gli attribuiscono una volontà è un significato proprio. L’animazione delle cose può rivelarsi talvolta un’arma a doppio taglio perché grazie all’investimento magico, anche oggetti e situazioni apparentemente innocui possono diventare mostri terribili. Così le ombre scure diventano fantasmi, le tende mosse dal vento diventano scassinatori, e i cigolii annunciano la presenza di mostri che stanno in agguato pronti a spuntare da un momento all’altro. Ma se la fantasia può creare mostri e banditi, allo stesso tempo è anche capace di fronteggiarli e sconfiggerli. I bambini credono fermamente nella forza della fantasia e credono che con essa si possono fare cose magiche. Per sentirsi ancora più sicuri, e vivere con più serenità il distacco notturno dai genitori, i bambini più piccoli, possono servirsi di particolari mezzi magici. Molti racconti parlano di eroi positivi che con la loro intelligenza e astuzia e con l’aiuto di un mezzo magico (un’animale, un oggetto o una formula magica) riescono a sconfiggere i loro nemici. Prendendo spunto dalle storie si possono inventare formule magiche, costruire bacchette dai poteri straordinari con cartoncini colorati, o creare amuleti con pietre e perline da tenere vicino nelle ore della notte. Anche in questo caso, deve essere il bambino a dare sfogo alla sua creatività e fantasia cercando il mezzo più adatto da utilizzare. Il genitore può essere una guida, ma è importante che rispetti e assecondi sempre le scelte del figlio. Molte volte anche degli oggetti semplici, di uso comune possono essere investiti di magia e diventare dei potenti mezzi per vincere la paura del buio. A questo proposito mi sembra interessante riportare una breve storia di un’autrice lucana: Maria Pina Ciancio, che parla di un bambino che riesce a rischiarare le ombre del buio utilizzando i suoi colori.
“La stanza magica” “Un violento temporale svegliò Rich nel cuore della notte e tutto divenne buio all’improvviso. Rich aprì gli occhi, ma da qualunque parte guardasse era tutto nero, ma così nero che li richiuse subito. Si nascose sotto le coperte e si raggomitolò stringendosi le braccia intorno al corpo. Ricordò che un giorno a scuola si era divertito molto a giocare con il buio, esisteva sì il buio pesto” e chi “barcollava nel buio, ma c’era anche chi era “tenuto al buio”. La maestra aveva fatto sorridere tutta la scolaresca con quell’allegra e simpatica filastrocca. Così provò ad addormentarsi, ma il pensiero di quel nero non gli lasciò prendere sonno. Rich si sentiva avvolto, inghiottito, risucchiato con il letto, la stanza, l’intera casa e tutti i suoi sogni della notte. Sbirciò da sotto le coperte in cerca della luce, tossì per svegliare qualcuno, ma la stanza era tutta immobile e silenziosa. Si udiva solo il rumore della pioggia battere con un TIC-TAC intermittente contro i vetri. –Manu, Manu…chiamò sottovoce timoroso perfino di ascoltare la sua voce. Rimase qualche istante con l’orecchio in attesa di un segnale, ma la sorellina non rispose. Forse il buio l’aveva già portata via e così avrebbe fatto anche con gli altri e lui sarebbe rimasto solo?Doveva fare qualcosa al più presto. Proteggerli! Velocemente scivolò dal letto e raggiunse ginocchioni lo scrittoio. Tastò con le mani sul piano del tavolo, cercò di qua e di là, poi afferrò la scatola dei colori. In tutta fretta aprì un tubetto, lo schiacciò, vi immerse la setola di un pennello e con la punta grondante di colore diede la prima pennellata nel buio. Era l’azzurro! Rich affondò nuovamente il pennello nel tubetto e colorò fino a quando non finì. Poi ne cercò un altro e riempì il buio che era rimasto con larghe e profonde pennellate verdi. Tra una passata e l’altra, per coprire il nero che era rimasto, disegnò macchie di fiori rossi, arancio blu e bianchi. L’ultimo tubetto rimasto era il giallo. Rich salì sulla sedia dello scrittoio e colorò un sole grande, caldo e alto, fin quando il giallo non finì. Svuotò tutti i tubetti, mise colori dappertutto, riempì ogni angolo buio e nero della stanza, dipinse perfino maglietta e calzini con i colori della sua squadra del cuore. Infine, con le mani pasticciate, si pulì nell’azzurro e tracciò il profilo di un arcobaleno dalle mille sfumature colorate. Ora la stanza era un bazar magico di sogni e di colori. Rich stanco e abbagliato dalla luce, si stropicciò gli occhi, ritornò a letto e si addormentò tra il caldo tepore delle coperte”(2).
Ovviamente come tutti i racconti di fantasia questa storia ha dell’incredibile. Per motivi ovvi, un bambino non potrebbe alzarsi mai nel cuore della notte e mettersi a dipingere ogni angolo della propria camera. Però ancora una volta non bisogna trascurare l’enorme potere della fantasia. Nessuno infatti, potrebbe proibire al bambino di immaginare che la sua stanza sia un bazar magico di colori o una specie di “Paese dei balocchi”. A volte per credere a questo basta tenere vicino al comodino una scatola di colori oppure stringere tra le mani, prima di andare al letto, il proprio libro preferito o il disegno di un posto che si ama particolarmente. I mezzi “magici” in questo modo possono diventare dei veicoli che trasportano i più piccoli dal mondo reale con le sue regole a quello dell’immaginazione. Quando la sera si spengono le luci, si aprono le porte di un regno fantastico e incantato, basta solo crederci e volerlo. (dalla Tesi di Laurea in "Letteratura per l'infanzia" di Filomena A. Amendolara, Facoltà di Scienze della formazione, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna 2004/2005) ____________
(1) Rogge Jan-Uwe, Quando i bambini hanno paura. Una vita più serena per i nostri figli, Pratiche Editrice, Milano, 1998
(2) Ciancio Maria Pina, La stanza magica, in "La mongolfiera azzurra", Collana Le camomille, Edizioni I fiori di campo, Landriano-Pavia, 2002, pp. 13-14.
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